Piste ciclabili: quando sono obbligatorie, divieti, multe

Piste ciclabili: quando sono obbligatorie, divieti, multe

C’è chi si lamenta perché ne incontra raramente e chi per il loro fondo spesso sconnesso. Stiamo parlando delle piste ciclabili, quelle lingue di sede stradale riservate al traffico dei velocipedi. Particolarmente diffuse e utilizzate nel Nord Italia, latitano al Centro e al Sud costringendo i ciclisti di turno a condividere la carreggiata principale con gli altri veicoli presenti. Anche quando sono presenti, tuttavia, lasciano molti interrogativi che necessitano un ripasso del Codice della Strada. È obbligatorio percorrerle laddove siano presenti oppure si può scegliere arbitrariamente? Scopriamo i singoli casi.

Piste ciclabili obbligatorie: cosa dice il Codice della Strada

L’articolo 182 CdS, comma 9, indica che “i velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate quando esistono, salvo il divieto per particolari categorie di essi, con le modalità stabilite nel regolamento”. Pertanto in presenza del segnale circolare con sfondo blu e disegno della bicicletta, chi si trova in sella deve obbligatoriamente percorrere la pista ciclabile e non la carreggiata, che resta riservata alla circolazione degli altri veicoli. Qualora sia vittima di un sinistro con un altro veicolo al di fuori della pista, la responsabilità sarà a lui attribuibile a condizione che la controparte dimostri prove. Nel momento in cui si incontra il nuovo cartello con la medesima immagine e una banda trasversale rossa, significa che il percorso riservato ai velocipedi è terminato. A questo punto i ciclisti devono tornare a circolare sulla carreggiata principale insieme agli altri veicoli.

Pista ciclabile contigua al marciapiede

Esiste un altro cartello, sempre circolare e su sfondo blu, in cui bicicletta e pedone sono affiancati e separati da una linea verticale bianca. Sta a indicare inizio o proseguimento di una corsia riservata ai velocipedi contigua e parallela a una marciapiede o a un percorso riservato ai pedoni. Anche in presenza di questo segnale i ciclisti sono obbligati ad utilizzare la pista ciclabile e non la carreggiata e in caso di sinistro su quest’ultima, saranno ritenuti colpevoli. Quando il segnale perde la sua efficacia, ovvero se ne incontra uno con la stessa immagine a una banda trasversale rossa, i ciclisti tornano a impegnare la carreggiata principale.

Percorso pedonale e ciclabile: niente obbligo per i ciclisti

Un terzo cartello circolare con sfondo blu vede un pedone posto in alto e la bicicletta sotto di lui, senza linee orizzontali a separarli. Questo segnale indica un percorso riservato promiscuamente a pedoni e velocipedi e non obbliga questi ultimi a utilizzare l’itinerario ciclopedonale. Come precisato dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture attraverso il prot. 4135 del 19 gennaio 2009, infatti: “L’art. 4 c. 5 del D.M. 30/11/1999 n. 557 “Regolamento per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili” consente la realizzazione dei percorsi promiscui pedonali e ciclabili all’interno di parchi o di zone a traffico prevalentemente pedonale, ovvero su parti esterne alla carreggiata, delimitate e protette, destinate usualmente ai pedoni, qualora le stesse abbiano dimensioni insufficienti alla realizzazione di una pista ciclabile contigua al percorso pedonale, e sia necessario assicurare continuità alla rete di percorsi ciclabili programmati. Tale fattispecie non può considerarsi quale pista riservata alla circolazione dei velocipedi, secondo la definizione di cui all’art. 3, c. 1 n. 39 del Nuovo Codice della Strada (D.Lvo n. 285/1992), proprio perché ammette la circolazione promiscua di velocipedi e di pedoni. Pertanto, per essa, non sussiste l’obbligo di cui all’art. 182 c.9 del Codice. Tuttavia anche per essa vale il disposto di cui all’art. 4 c.3 lett. A) del D.M. n. 557/1999, che impone di tener presente, nella progettazione degli itinerari ciclabili, la regolarità delle superfici ciclabili”.

Pista ciclabile e stato di necessità

Esiste infine una seconda fattispecie che esonera i ciclisti dal percorrere le piste ciclabili loro riservate. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione chiamando in causa lo stato di necessità per infrazioni del Codice della Strada: “L’esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da “stato di necessità”, secondo la previsione della L. n. 689 del 1981, art. 4 postula, in applicazione degli artt. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile”. Se è dimostrabile che ci si è trovati ad impegnare la carreggiata principale a causa del fondo stradale della pista ciclabile, la multa non avrà valore. Altrimenti ci si troverà a pagare una sanzione amministrativa che va da 25 a 100 euro, come stabilito dal comma 10 dell’articolo 182.

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