Bici da corsa elettrica: modelli e vantaggi

Bici da corsa elettrica: modelli e vantaggi

Per i cultori del genere può sembrare un controsenso, quasi una sorta di provocazione. Il mercato ha però stravolto la tradizione, diffondendo a macchia d’olio produzione e acquisto. Stiamo parlando delle bici da corsa elettriche, l’ultima frontiera delle e-bike. Il 2018 ha sancito la loro consacrazione sulla scena italiana. Non bisogna confondere questo segmento con il tristemente noto “doping tecnologico”, ovvero con la diffusione (o presunta tale) dei motorini nelle gare professionistiche.

Un caso reso celebre dall’accelerazione dello svizzero Fabian Cancellara sul Muro di Grammont nel Giro delle Fiandre 2010 e che ha portato alla scoperta di un preoccupante e clamoroso sommerso. Quello di cui stiamo parlando è invece un universo assolutamente legale e che sta prendendo piega contro le resistenze dei puristi. Chi vede la bici da corsa come strumento per antonomasia per misurarsi con sé stesso, si trova ora a familiarizzare con una realtà nuova e tutta da scoprire.

Caratteristiche

Il design resta quello classico, tant’è vero che in commercio si trovano modelli dei più importanti e conosciuti marchi internazionali: Bianchi, Cipollini, Giant, Orbea, Pinarello, Wilier Triestina, solo per citarne alcuni. Se le linee non cambiano, l’unica oscillazione significativa riguarda il peso. La presenza di batteria e motore comporta infatti un cospicuo aumento (tra i 3 e i 5 chili), ma il risultato finale lascia comunque soddisfatti.

I modelli più evoluti superano di poco la soglia dei 10 kg di peso, comprendenti ovviamente il gruppo (tutta la parte meccanica, dal cambio ai freni), i cerchi e le coperture (copertoncini o tubolari) annessi. Si tratta a tutti gli effetti di bici da strada, da non confondere con le gravel bike, che hanno la possibilità di far risparmiare forze, all’occorrenza, azionando il motore nei tratti più duri del percorso o quando le energie iniziano a mancare.

Di norma il motorino bicicletta da corsa è alloggiato sotto il tubo obliquo del telaio. Attraverso un tasto, presente al di sopra, si può estrarre la batteria. Il tubo estratto comprende batteria, centralina e motore, che va a lavorare in sinergia con la trasmissione azionandosi su impulso umano.

Tipi di assistenza

Ogni bici prevede un numero di assistenze. Il ciclista può azionare il livello preferito attraverso una leva che viene apposta sul manubrio. Si può scegliere tra mancanza di assistenza (motore spento), livello minimo (intorno al 75% della potenza del motore), media (150%) e massima (intorno ai 240%). Le batterie comuni hanno una capacità di 250 Wh, ovvero circa 1000 metri di dislivello alla potenza massima. Tradotto: aiutandosi soltanto in alcuni momenti, anche alla potenza massima consentita dal motore, si possono percorrere più di 100 chilometri avendo la batteria (il cui peso è di poco superiore al chilogrammo) ancora carica a fine allenamento. La coppia proposta sui modelli più performanti supera i 60 Nm garantendo una velocità di punta, con l’ausilio del motore, vicina ai 45 km/h. Davvero niente male per una tipologia di bicicletta che si propone di catturare una fetta sempre più ampia di mercato.

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